Mercoledì, 25 Novembre 2020 17:09

La ristorazione che resiste: a Roma e nel Lazio, tra preoccupazioni e voglia di riscatto

Ascoltiamo i racconti e le voci di alcuni tra i migliori chef della regione: Bowerman, Lo Iudice, Roscioli, Caceres, Pascucci, Serva, Ciavattini.

 

Non dobbiamo più nemmeno raccontarcelo, esplicitarlo a parole. Lo vediamo negli sguardi che ci scambiamo, negli ormai rari momenti in cui ci incrociamo fisicamente: le mascherine ci coprono parte del volto, ma gli occhi dicono tutto. E se non sono gli occhi, è il tono di voce a tradire l'incertezza di questi mesi. Le conosciamo, le abbiamo noi come le hanno gli altri: le preoccupazioni, le difficoltà, le paure, la rabbia. Ma in testa e nel cuore c'è anche la voglia di riscatto, quella spinta che tanti di noi sentono e che dice: "Tieni duro". 

La ristorazione italiana (e non solo) è stata colpita duramente dalla crisi che stiamo attraversando. Incognite, dubbi, domande, frustrazioni. E contemporaneamente orgoglio, dignità, forza: non si molla, ci si rialza anche se ammaccati, si resiste. In questi giorni racconteremo quelle regioni italiane in cui chef e ristoratori possono ancora tenere aperto il loro locale, anche se solo a pranzo. Sono le cosiddette "zone gialle", per ora rimaste cinque in tutto: Sardegna (qui l'articolo di Carlo Passera), Molise, Veneto (qui una prima intervista di Gabriele Zanatta con Massimiliano Alajmo), Trentino (ma non Sud Tirolo) e Lazio.

https://www.identitagolose.it/sito/it/44/27206/dall-italia/la-ristorazione-che-resiste-a-roma-e-nel-lazio-tra-preoccupazioni-e-voglia-di-riscatto.html